Eroi sconosciuti nella notte

Quando parliamo di donazione di organi, di trapianti, nella nostra fantasia corrono immagini di sale operatorie, di centralini impegnati al massimo livello, di medici, infermieri, tecnici al lavoro. In questa complessa organizzazione, che bene o male conosce tutti i dati del ricevente e alcuni dati del donatore, ci sono donne e uomini che s’impegnano al massimo per far si che la macchina del trapianto, della quale non sanno quasi nulla, riesca a funzionare con precisione cronometrica, risparmiando ogni secondo.

Sono le donne e gli uomini delle forze dell’ordine, quelli che trasportano i preziosi colli con l’organo donato, quelli che scortano il ricevente a velocità impensabili sulle nostre autostrade tagliando la notte con le luci blu, evitando gli ingorghi, superando le code, nella massima sicurezza ma alla massima velocità possibile.

Donne e uomini che salvano vite senza nemmeno vedere in faccia la persona che stanno soccorrendo, per loro una fugace ombra nell’abitacolo della macchina scortata, intravista solo per pochi secondi al cambio della staffetta. Magari non sapranno mai come è andata, non sapranno mai se il loro impegno di professionisti è stato premiato, se i rischi che hanno corso sono serviti a qualcosa.

Torneranno a casa stanchi, non più del solito, raccontandosi i momenti salienti dell’operazione, parlando del solito imbecille che tardava a dare strada a dispetto di lampeggianti e sirene, della coda superata in corsia di emergenza. Per loro, forse, è stata solo routine. Per loro non ci saranno gli applausi della stampa, resteranno oscuri per sempre. Solo la consapevolezza di aver partecipato alla lotta che ancora una volta, in una notte italiana, ha combattuto la vecchia signora con la falce.

A tutti gli equipaggi delle forze dell’ordine che anche in questa fredda notte di metà marzo sfidano la strada, a quelli che, magari, stanno scortando un futuro trapiantato, a quelli che, forse, trasportano un organo, a quelli che in sala radio coordinano le staffette, a loro una sola parola, dal cuore. GRAZIE.

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