Donazione Organi, Italiani generosi ma poco informati.

I numeri del report 2018, elaborato dal CNT (Centro Nazionale Trapianti) e presentato al Ministero della Salute, ci parlano di un anno eccezionale, il secondo migliore di sempre. Lo scorso anno i trapianti sono stati 3718 di cui 3407 da donatore deceduto e 311 da vivente. La lista di attesa di un trapianto si è fermata, al 31/12/2018 a quota 8713 con tempi di attesa che vanno da circa un anno e mezzo per il fegato a oltre quattro per il pancreas. Ancora troppo alte le opposizioni alla donazione da parte dei familiari. In pratica poco meno di un familiare su tre si è opposto al prelievo.

Analizzando i dati con occhio critico la situazione è tutt’altro che rosea e richiede un approfondimento urgente, non più differibile. In Italia solo il 10% circa della popolazione maggiorenne si è espressa in materia di Donazione di Organi, Tessuti e Cellule dopo la propria morte. Di questi circa il 31% è iscritto all’A.I.D.O. mentre il restante ha espresso la propria volontà all’ASL o in Comune all’atto del rilascio o del rinnovo della Carta di Identità. Di questi 3.071.842 cittadini che si sono espressi ben 835.632 (il 27%) hanno detto no! Molti, troppi, sono quelli che ancora non hanno espresso la propria volontà.

Sono, a mio avviso, questi i numeri sui quali è necessario lavorare per impostare un programma di lavoro in grado di dare una netta sterzata al problema. Per quale motivo nove cittadini su dieci non hanno dichiarato la propria volontà? Per quale motivo un cittadino su tre si dichiarato contrario alla Donazione di Organi dopo la sua morte? Per quale motivo, in alcune regioni, un familiare su due si oppone alla Donazione?

La mia risposta è una sola: IGNORANZA! Nel senso che i cittadini ignorano la reale portata del problema, sono radicati in convinzioni false, ignorano che, nel nostro Paese, le Leggi che regolano la dichiarazione di morte sono fra le migliori al mondo.

Contro l’ignoranza esiste una sola arma: l’INFORMAZIONE. Un’informazione capillare con un programma che coinvolga scuole, luoghi di lavoro, caserme, ospedali, luoghi di culto in modo da eliminare definitivamente paure, falsi miti, credenze popolari e via discorrendo. Tutto questo costa ma fortunatamente la legge 91 del 1999 aveva una dotazione annua, per l’informazione, di 2.000 milioni di lire dell’epoca, circa un milione e 400.000 euro al cambio di oggi. Rendiamo accessibili questi fondi alle Regioni, ai Comuni, alle Associazioni di Volontariato; monitoriamo come sono utilizzati, confrontiamo i risultati ottenuti con la spesa e, quasi certamente, il quadro cambierà.

Riccardo Arpaia

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